

Il quadro “tramonto sui delfini” si impone alla vista. Non in maniera prepotente, aggressiva. Cattura l’attenzione con la sua luce. Quello che dovrebbe essere lo sfondo acquisisce un suo ruolo. Nel perfetto stile espressionista l’autrice vuole trasmetterci la sua idea di infinito. Sono delfini, come potrebbero essere barche che si lasciano cullare quanto un pescatore intravisto di sfuggita annoiato. In ogni caso il soggetto vero non è ciò che viene presentato in primo piano quanto un concetto astratto. Il perdersi in una vastità che non sgomenta, abbraccia, avvolge. Con un sapiente uso delle diverse tonalità rappresentanti il tramonto la tela si riempie, non è uniforme ne banale. Il sole è solo una chiazza di luce, contorni non definiti. Non serve la sua rappresentazione, serve ciò che rappresenta. La tonalità scelta, l’arancione di Caltrans, con la sua tendenza allo scuro, evidenzia la fine della giornata. La fine degli impegni, dei pensieri. I delfini non saltano per un obiettivo, saltano godendosi il momento di quiete, il silenzio, lo spazio. Ogni particolare è studiato dall’artista per dare all’osservatore una sensazione precisa. La tela rappresenta una minima parte di quello che l’artista immagina. Ai lati il mare, il cielo spaziano padroni. La nuvola che trasborda le onde in primo piano dirette verso una immaginaria meta. Ma pur nella sua volontà di non seguire lo stile realista, volendo condividere con l’osservatore una idea. La tecnica, l’osservazione della realtà emerge. Le onde con le loro creste creano giochi di ombre, in basso alle nuvole, i raggi provenienti dalla sorgente di luce schiariscono con tonalità lattaginose la massa altrimenti scura. Al centro delle sfondo l’arancione si fa più leggero, il rosso scuro si fa diafano come è normale che sia pe rla prossimità dell’abbacinante astro. L’acqua sotto i delfini riflette le loro movenze. Non siamo nella ricerca dell’astrattismo. Non si lascia il compito dell’interpretazione al pubblico. Gli si chiede di lasciarsi cullare. Di unirsi all’autrice dell’opera, condividere quello che mozza il respiro e, nello stresso tempo, quieta la mente.