

Testo di esempio
Mi hanno chiesto di recensire un quadro, recensirò l’autrice del quadro. D’altronde..viva il libero Arbitrio. Ci sono infatti opere che nascono da una improvvisa voglia dell’artista di esprimere se stessa, senza rivolgersi ad un pubblico in particolare, (e anche in questo modo possono in passato sono nati capolavori) ma, di norma, un quadro vuole comunicare una emozione, un sentire. Analizzando il quadro, quello che trasmette si deve quindi tener presente cosa voleva dire l’artista. Per comprendere se è riuscito nel suo intento. Se il quadro, cioè, trasmette proprio quello che l’autore intendeva comunicare. Nel momento in cui un artista sceglie in soggetto, sceglie uno stipe pittorico già li un critico percepisce l’obiettivo insito nel quadro. Poi dipenderà dalla capacità tecnica dell’artista riuscire a conseguirlo ma non è questa che fa capire quello che il pittore vuole dire all’osservatore del quadro. Un critico quindi, volendo dare un giudizio su un opera, dovrà prima comprendere l’intento dell’artista per poi poter affermare se questo sia stato raggiunto. L’arte crea una emozione, è stimolante confrontare l’emozione del pittore con quella di chi osserva la sua opera. L’autrice ha scelto una rappresentazione che attiene alla sfera religiosa: San Giuseppe e Gesù bambino, la tradizione verrebbe da dire. Ma la stessa rappresentazione può nascere da molteplici cuori, ognuno con un suo sentire. Invito chiunque voglia osservare l’opera a focalizzarsi sull’immagine. Solo sull’immagine. Dimenticando la enorme simbologia che la pervade. Lo sguardo di un fanciullo verrebbe da dire. Che essenza ha scelto la pittrice di evidenziare? L’amore, la voglia di protezione, la sensazione di fiducia che prova il bambino. Ma attenzione, a volte ciò che più è davanti agli occhi passa inosservato. Il punto è che questo amore, questa voglia di protezione, questa sensazione di fiducia sono esattamente quelle che proverebbe ogni naturale coppia padre figlio. Non vediamo Giuseppe, con il suo senso di aver accettato, per amore, una situazione unica, non vediamo in Gesù, la consapevolezza, più matura della sua età, della sua missione futura. La normalità può essere straordinaria. Tanto più se ad esprimere normalità sono due simboli, Simboli delle diverse sfaccettare dell’amore. La ricerca di normalità, la sua esaltazione si percepisce, nella postura, l’abbigliamento, le espressioni, l’autrice ci dice che il sentimento è universale, non solo universale, identico nella sua espressione, e c’è lo fa dire da chi potrebbe invece atteggiarsi a modello di riferimento. E rinuncia ad esserlo, non vuole esserlo. Vuole sgualcire il vestito mentre si gode il momento. Naturalmente qualsiasi idea abbia l’artista, qualsiasi “messaggio artistico” voglia trasmettere, la riuscita di un dipinto sta tutta nella tela, in ciò che l’osservatore percepisce. E’ mia personale convinzione che un quadro che debba essere spiegato per poter essere apprezzato non sia un quadro riuscito. Lo stile non è fotografico, intendo iperrealista, si indugia nei colori che richiamano il pastello per accentuare le luci, non si cerca tutti i costi l’aderenza ai dettagli, si cerca l’impressione anzi a voler parlare in termini di correnti pittoriche siamo nell’espressionismo. L’autrice vuole comunicarci la sensazione di pace, di nostalgia, provata mentre dipingendo la tela aveva la consapevolezza che la normalità ricercata da questo padre e figlio non sarà nel loro destino. Ma nonostante non si distinguano i singoli ciuffi di barba o le singole ciocche di capelli, l’effetto visivo e notevole, nulla è lasciato all’immaginazione, come in altri, pur pregevoli stili, siamo li. Immersi nella scena, sappiamo da dove viene la luce osservando l’ombra della mano del bambino, osserviamo il colorito roseo del padre, lavoratore d’altri tempi, indugiamo nelle pieghe della veste di Gesù. La mente vola a chiedersi se non fosse di una taglia troppo grande visto come cade. Pensiero, questo, che mai nascerebbe osservando un dozzinale tentativo di rappresentare la realtà. Si rimane a guardarlo, ogni sensazione torna, non serve che la si spieghi a parole, forse non è neanche possibile, quindi non stanca. Un dipinto che dovunque fosse esposto, lascerebbe nell’osservatore, anche fuggevole, un calore nel cuore. Nonostante fosse visto e rivisto più volte.